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6. L'educazione

L’educazione ha il compito di favorire la piena fioritura della persona e la comprensione sistemica, etica ed estetica della vita

Mi occupo di educazione e formazione sia per lavoro, sia per passione nel mio tempo libero.

Come Instructional designer, il mio obiettivo quotidiano è quello di creare esperienze didattiche che siano coerenti con i fabbisogni formativi degli utenti, oltre che con i desiderata dei clienti.

Mi occupo di educazione anche sotto forma di “volontariato culturale”: sono infatti coordinatore editoriale del Complexity Education Project e curatore dei contenuti per il Festival della Complessità.

Allo studio del paradigma dei sistemi complessi – passione personale che è cresciuta negli anni grazie alla community di amici ed esperti incontrata negli anni, anche grazie alle iniziative del Complexity Institute – si è aggiunta poi una dimensione attiva e fattiva. Il lavoro di divulgazione culturale e di traduzione dei paradigmi complessi verso un pubblico sempre più ampio è diventato sempre più coinvolgente.

L’educazione alla complessità passa, a mio avviso, attraverso una formazione mirata ad accrescere la consapevolezza delle persone calate nei loro ruoli di cittadini, lavoratori, studenti, genitori, figli.

Comprendere il contesto, sviluppare il pensiero critico, visualizzare i rapporti di interdipendenza tra i sistemi e nei sistemi diventeranno e già sono competenze “di cittadinanza”, che insieme alle competenze digitali (vedi il framework DigComp 2.1) sono indispensabili per poter vivere attivamente nel mondo in cui viviamo, caratterizzato dall’attention economy, dalle echo chambers e dal progressivo avanzamento dell’AI.

Il Lifelong learning diventerà sempre più un approccio legato non più e non solo alla dimensione lavorativa degli individui, ma più in generale alla dimensione umana. La richiesta di competenze aggiornate segue la velocità altissima dei cambiamenti del mondo tecnologico e del business.

Lo studio continuo diventa, indipendentemente da quale lavoro facciamo, un imperativo categorico: non solo per non rischiare di essere marginalizzati rispetto alla società, ma prima di tutto per essere soggetti attivi in grado di produrre significato.

Riassumendo in uno slogan, parafrasando il motto “publish or perish” legato al mondo accademico, direi “study or perish”.

Questo cambiamento perenne, continuo e rapido comporta un sistema educativo permanente in grado di fornire cultura e modelli di interpretazione della complessità. Dove non sarà in grado di arrivare il sistema educativo “standard”, potranno colmare i gap le associazioni e i singoli, nell’ottica di un’economia del dono, basata su una condivisione che va oltre l’ottica del profitto, comunque necessaria nel nostro sistema economico, ma non sempre sufficiente.

Global Enaction Manifesto
Massimo Conte
Instructional Designer